HZON|LAB  ·  Corso pratico — da zero a una traccia pubblicabile
Fase 0 · Prepararsi · Capitolo 2 — Le fondamenta

La psicoacustica

Nel capitolo scorso abbiamo parlato del suono com'è. Ora parliamo del suono come lo senti — e sono due cose diverse. Il tuo orecchio non è un microfono neutro che registra la verità: è un interprete che esalta certe cose, ne nasconde altre, e cambia idea a seconda del volume. Un produttore che ignora questi trucchi combatte le battaglie sbagliate. Qui impari a mixare per l'orecchio che hai davvero.

Prerequisiti: Cap. 1 (frequenze, ampiezza).

Approfondimento: Compl. 13 — La traduzione: fin dove arriva ogni sistema, e le tre verifiche che predicono come suonerà altrove.

Approfondimento: Compl. 12 — L'orchestrazione elettronica: quanti posti ha lo spettro, chi li occupa, e come decidere cosa aggiungere.

Approfondimento: Compl. 9 — Fare spazio: la scia del mascheramento, le cinque strategie di separazione e come si deduce lo strumento dal problema.

Scorciatoia: se stai leggendo da un po' e non hai ancora fatto un suono, il Cap. 6 e il Cap. 12 si possono leggere anche adesso: in un pomeriggio hai un kick tuo, e poi torni qui a capire perché funziona. È la rotta 1 dell'App. U.

Conseguenza: dalla banda critica si ricava anche perché certi intervalli suonano duri — la derivazione completa è in Cap. 15.6.

1L'orecchio non è piatto

Ecco il fatto che cambia tutto, e che quasi nessun principiante conosce: a parità di volume reale, non sentiamo tutte le frequenze allo stesso modo. L'orecchio umano è molto più sensibile alla fascia medio-alta — grosso modo tra 2 e 5 kHz, con un picco intorno ai 3–4 kHz, non a caso la regione della voce e del pianto di un neonato — ed è parecchio più sordo verso i bassi profondi e gli acuti estremi. Questa curva di sensibilità è descritta dalle famose curve isofoniche (storicamente le curve di Fletcher-Munson, dal nome dei ricercatori che le misurarono nel 1933; oggi codificate nello standard ISO 226). [FATTO]

100 phon 80 phon 60 phon 40 phon 20 Hz 100 Hz 1 kHz 5 kHz 20 kHz +dB SPL soglia
Le curve di uguale intensità: a volume basso perdi prima i bassi e le alte.

Ma la parte davvero importante è la seconda: questa sensibilità cambia con il volume. A volume basso, bassi e acuti sembrano quasi sparire e resta solo il "centro"; alzando, la curva si appiattisce e il suono diventa pieno, con bassi e brillantezza che "ricompaiono". Lo hai sperimentato mille volte senza saperlo: la stessa canzone messa piano sembra smorta, alzata sembra magnifica.

SENSIBILITA' DELL'ORECCHIO (più marcata a volume basso) alta │ _____ │ __/ \__ │ _____/ \________ bassa│ ___/ \____ └────────────────────────────────────── 20 Hz BASSI 2–5 kHz ACUTI 20 kHz (poco) (MAX) (poco)

La conseguenza pratica è enorme e la porteremo in tutto il mix: devi decidere il tuo mix a un volume moderato e costante. Se mixi forte, l'orecchio ti regala bassi e acuti che a volume normale non ci sono, e tu finisci per togliere ciò che invece serviva. È quella che chiamo la trappola del volume: più forte sembra sempre meglio — più pieno, più eccitante — e proprio per questo ti inganna.

2Il mascheramento

Secondo trucco dell'orecchio, ed è la chiave per capire perché i mix dei principianti suonano "impastati". Quando due suoni occupano la stessa fascia di frequenze e uno è più forte, il più forte copre il più debole: l'orecchio smette proprio di sentirlo. Si chiama mascheramento, ed è il motivo per cui aggiungere suoni che si pestano i piedi non rende il mix più ricco — lo rende più confuso. [FATTO]

IL MASCHERAMENTO il suono debole non cambia mai · sparisce quando il forte occupa la sua banda 100 Hz 500 Hz 2 kHz debole · sempre uguale forte · stessa banda copre tutto ciò che sta sotto la cura non è alzare il debole: è liberargli la banda
Il suono debole non cambia mai volume: sparisce solo quando il forte occupa la sua banda. Per questo la cura è liberare la banda, non alzare il debole.
due suoni nella STESSA fascia di frequenze: suono A (forte) ████████████████ suono B (debole) ░░░░░ ← mascherato: sparisce nel mix la cura NON è alzare B (parte una gara a chi urla di più) la cura è fare SPAZIO → EQ e arrangiamento

Da qui nasce una delle idee più importanti di tutto il corso: mixare non significa alzare, significa fare spazio. Se il basso e la cassa lottano nella stessa zona grave, la soluzione non è alzarli entrambi — è dare a ciascuno la sua fascia, con l'equalizzazione o decidendo che non suonino esattamente nello stesso istante. È un cambio di mentalità che separa chi fa fango da chi fa mix puliti, e lo metteremo in pratica nei capitoli sull'EQ e sull'arrangiamento.

3Come localizzi i suoni

Terzo trucco: come fa il cervello a capire da dove arriva un suono, avendo solo due orecchie? Confronta i due segnali e misura due differenze: il minuscolo scarto di tempo con cui il suono arriva a un orecchio prima che all'altro, e la differenza di livello tra i due. Da questi due indizi ricostruisce la posizione. [FATTO]

il cervello confronta le DUE orecchie: differenza di TEMPO + differenza di LIVELLO → "da dove viene" acuti → indizi forti e precisi (li localizzi bene) bassi → indizi deboli (NON li localizzi)

C'è un dettaglio che useremo in modo molto concreto: gli acuti danno indizi netti e li collochi con precisione, ma le basse frequenze sono quasi impossibili da localizzare — la loro onda è così lunga che le differenze tra le orecchie quasi svaniscono. Ecco perché il sub-basso si tiene al centro e in mono: tanto non riusciresti comunque a dire "da dove viene", e tenerlo mono lo mantiene potente e a prova di club e di vinile. È una regola che ritroverai, e ora sai perché esiste.

Un ultimo fenomeno, l'effetto di precedenza (o effetto Haas): se lo stesso suono ti arriva due volte a brevissima distanza — entro pochi millisecondi per un suono secco, fino a circa 30–40 ms per uno complesso — non senti due suoni ma uno solo, localizzato dove è arrivato il primo. Oltre quella finestra, cominci a sentire un'eco distinta. È la base di diversi trucchi di stereofonia che vedremo più avanti. [FATTO]

Non mixi per un misuratore: mixi per una percezione. I numeri aiutano, ma il giudice finale è un orecchio pieno di trucchi — e tu devi conoscerli.

2.6Quanto è larga la zona del mascheramento

Il mascheramento non agisce su una frequenza, agisce su una banda: l'orecchio analizza il suono attraverso filtri di larghezza variabile, e due suoni che cadono nella stessa banda competono. La larghezza si calcola.

BANDE CRITICHE — la zona entro cui due suoni si mascherano FREQUENZA LARGHEZZA IN PROPORZIONE conseguenza 50 Hz 30 Hz 60% ! due bassi si mascherano anche a note diverse 100 Hz 36 Hz 36% 200 Hz 46 Hz 23% 500 Hz 79 Hz 16% 1 kHz 133 Hz 13% 2 kHz 241 Hz 12% 4 kHz 457 Hz 11% 8 kHz 888 Hz 11% in alto c'è molto più posto FORMULA: larghezza = 24,7 · (4,37 · f/1000 + 1) hertz In basso la banda copre più della metà della frequenza stessa: è la ragione NUMERICA per cui il grave è la zona più contesa del mix, e perché lì può stare una voce sola. [FATTO — larghezza di banda rettangolare equivalente]
LA BANDA CRITICA — larga in hertz, enorme in proporzione verde: larghezza in Hz · rosso tratteggiato: larghezza come percentuale della frequenza 50 100 250 500 1k 2k 4k 8k a 50 Hz: 30 Hz di banda = 60% della frequenza a 8 kHz: 888 Hz = solo l'11% ecco perché in basso ci sta UNA voce sola e in alto ne convivono molte
La banda critica cresce con la frequenza in hertz, ma in proporzione si restringe: in basso copre più della metà della frequenza stessa.
Perché in basso ci sta un solo strumento e in alto molti
valore
una voce sola sotto i 100 Hz, molte sopra i 2 kHz
perché proprio questo
A 50 Hz la banda critica è larga 30 Hz, cioè il 60% della frequenza stessa: un kick a 45 Hz e un basso a 55 Hz cadono nella stessa banda anche se sono note diverse, e quindi competono. A 4 kHz la banda è larga 457 Hz ma vale solo l'11% della frequenza: due suoni a 4000 e 4400 Hz sono in bande diverse e convivono senza problemi. Non è una convenzione di mixaggio: è la risoluzione dell'orecchio, e cambia con la frequenza.
limite inferiore
Non c'è un limite inferiore da rispettare: meno cose metti in basso, meglio è, sempre.
limite superiore
In alto il limite non è il mascheramento ma l'affaticamento: puoi accumulare molti elementi fra 2 e 10 kHz senza che si coprano, e ottenere comunque un mix che stanca dopo due minuti.
margine di manovra
Il margine è una strategia di arrangiamento, non di equalizzazione: se ti servono due elementi gravi, non equalizzarli — falli suonare in momenti diversi. È il motivo per cui il sidechain esiste, e perché nei pezzi migliori il basso tace quando il kick colpisce.
➜ Sulla tua traccia · regola l'ascolto e smaschera l'orecchio

Non aggiungiamo suoni oggi: prepariamo il modo in cui ascolti, che è la cosa più importante che tu possa sistemare adesso.

Hai appena eliminato la causa numero uno dei mix sbagliati dei principianti: ascoltare in condizioni che cambiano in continuazione.

Domande che ti stai facendo
A che volume preciso devo mixare?

Non esiste un numero universale, ma esiste un riferimento: attorno agli 80–85 dB SPL a un metro dai monitor le curve isofoniche sono relativamente piatte, quindi giudichi un bilanciamento che regge anche agli altri volumi. Sopra gli 85 il tempo sicuro comincia a contare (Cap. 7), sotto i 70 perdi bassi e alte e correggi troppo. La regola operativa è più semplice del numero: trova un volume, segnalo, e usa sempre quello — la costanza vale più del valore.

Perché il mio mix suona bene forte e spento piano?

È esattamente Fletcher-Munson: forte, l'orecchio ti aggiunge bassi e acuti, e il mix sembra pieno; piano, quegli estremi calano e resta scoperto. La cura è non lasciarti ingannare: controlla a più volumi e decidi a volume moderato.

Devo comprare un fonometro o misurare i decibel della stanza?

No, non per cominciare. È molto più importante la costanza della tua manopola del monitor che il valore assoluto in dB. Quando vorrai precisione potrai calibrare, ma non è ciò che separa un buon mix da uno cattivo all'inizio.

Perché tutti dicono di mettere i bassi in mono?

Perché le basse frequenze non si localizzano: spargerle in stereo non ti dà un dove, ti dà solo guai quando i canali vengono sommati. Per precisione: la differenza di livello fra i due orecchi è nulla sotto i 500 Hz perché la testa non fa ombra a onde così lunghe; la differenza di tempo invece esisterebbe, ma sotto i 100 Hz in una stanza reale viene sommersa dai modi. Il risultato pratico è lo stesso — sub in mono al centro — ma la ragione è questa, non che «i bassi non si localizzano» in assoluto. [FATTO — verificato ago. 2026]

Allora il mix è una questione di volume o di spazio?

Di spazio. Il mascheramento insegna che alzare tutto non funziona: si fa posto a ogni suono — per frequenza (EQ), per posizione (stereo) e per tempo (arrangiamento). "Alzare" è il riflesso del principiante; "fare spazio" è il mestiere.

Errori comuni

I principi di questo capitolo

Da portare con te

L'orecchio non è piatto: massima sensibilità nei medio-alti (2–5 kHz), molto meno su bassi e acuti — e cambia con il volume.
Mixa a volume moderato e costante; quando confronti, pareggia prima il volume.
Mascheramento: un suono forte copre uno debole vicino → mixare è fare spazio, non alzare.
Le basse frequenze non si localizzano → il sub si tiene mono e al centro.
Mixi per una percezione, non per un numero: conosci i trucchi dell'orecchio e non farti ingannare.

Esercizio

Tre prove d'orecchio. Uno: fissa e segna il tuo volume di ascolto moderato. Due: fai il test isofonico sulla reference (giù e su col volume) finché senti bassi e acuti andare e tornare. Tre: in una traccia che ti piace, prova a individuare due elementi che si mascherano a vicenda — due suoni che lottano nella stessa zona e di cui uno "scompare" quando entra l'altro.

È riuscito se…

…hai un livello di ascolto fisso a cui tornerai sempre, hai sentito Fletcher-Munson nella tua stanza, e riesci a riconoscere il mascheramento all'ascolto. Da qui in poi, quando un mix non funziona, saprai che spesso il problema non è il volume: è lo spazio.

Spazio di creatività

I trucchi dell'orecchio non sono solo ostacoli da aggirare: sono una tavolozza. Il mascheramento si può usare di proposito — nascondere un elemento perché emerga solo quando ne togli un altro è un effetto di tensione potente. La trappola del volume è il motivo per cui certi mix "spingono": lavorano apposta sulla percezione di pienezza. E c'è un fenomeno affascinante che useremo per far suonare grosso il basso anche su una cassa minuscola da telefono: la fondamentale mancante — il cervello "ricostruisce" la nota grave a partire dalle sue armoniche, anche se la frequenza più bassa è quasi assente. Conoscere come funziona l'ascolto non ti rende solo più preciso: ti dà leve che chi non le conosce non sa nemmeno di avere.