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Complemento 13 · La traduzione

Il tuo pezzo altrove

Il tuo pezzo suonerà quasi sempre da un'altra parte: un telefono in metropolitana, un impianto da diecimila watt, un'autoradio, un paio di auricolari da venti euro. Ognuno di quei sistemi taglia, esalta e deforma in modo prevedibile — e prevederlo è meglio che scoprirlo. Qui ci sono i limiti reali di ogni sistema, cosa resta del tuo kick su ciascuno, e perché lo stesso mix ha tredici decibel di bassi in più in un club che in salotto.

Prerequisiti: Cap. 2 (curve isofoniche) · Cap. 7 (monitoraggio) · Compl. 7 (armoniche del basso) · App. F (protocollo del confronto).

Approfondimento: Compl. 17 — La stereofonia: quanto costa la larghezza in mono, e dove metterla perché non costi niente.

Approfondimento: Compl. 16 — Il transiente: le finestre percettive dei primi venti millisecondi, e compressore contro modellatore.

1Fin dove arriva ogni sistema

SISTEMA DA A NOTE impianto da club 30 Hz 18 kHz subwoofer dedicati, bassi in mono monitor da studio 8" 40 Hz 20 kHz stanza permettendo (Cap. 7.6) monitor da studio 5" 55 Hz 20 kHz sotto, quasi niente cuffie chiuse 20 Hz 20 kHz tutto presente, ma non lo senti col corpo auricolari 30 Hz 18 kHz molto variabili fra modelli autoradio 50 Hz 16 kHz modi dell'abitacolo enormi cassa bluetooth piccola 120 Hz 16 kHz con esaltazione artificiale a ~150 portatile 180 Hz 16 kHz niente fondamentali di kick e basso telefono 500 Hz 14 kHz il grave non esiste: solo armoniche Fra il club e il telefono ci sono più di quattro ottave di differenza sul limite inferiore. Non è una sfumatura: è metà dello spettro che sparisce. [CONVENZIONE — valori tipici, i singoli modelli variano molto]
COSA RESTA DI UN KICK CON FONDAMENTALE A 45 Hz club la fondamentale c'è, e si sente col corpo monitor 8" la fondamentale c'è cuffie la fondamentale c'è, ma manca la pressione fisica autoradio fondamentale assente · prima udibile: 90 Hz (2ª armonica) portatile fondamentale assente · prima udibile: 180 Hz (4ª armonica) telefono niente sotto i 500 Hz · il colpo esiste solo grazie al click fra 2 e 6 kHz e alle armoniche alte Ecco perché il libro insiste tanto sulle ARMONICHE (Compl. 7): su metà dei sistemi al mondo la tua fondamentale non esce mai. Quello che la gente sente è la 2ª, la 4ª e il click.

2Il volume cambia il mix

Non è solo questione di altoparlanti: la sensibilità dell'orecchio cambia col volume. A basso volume i bassi si sentono molto meno; alzando, le curve isofoniche si appiattiscono e il grave torna. Lo stesso file suona diverso non perché l'impianto è diverso, ma perché tu sei diverso a volumi diversi.

FREQUENZA A 60 dB SPL (salotto) A 100 dB SPL (club) 50 Hz −19 dB percepiti −6 dB 100 Hz −12 dB −4 dB 200 Hz −6 dB −2 dB 1 kHz 0 dB (riferimento) 0 dB 4 kHz +3 dB +2 dB 10 kHz −3 dB −4 dB A 50 Hz la differenza fra i due volumi è di TREDICI DECIBEL. Lo stesso mix che in salotto sembra magro, in un club sembra carico di bassi — e chi mixa a volume basso mette sistematicamente troppo grave. [FATTO — curve isofoniche, verificato]
Perché si mixa attorno a 80–85 dB SPL
valore
80–85 dB SPL, sempre lo stesso volume
perché proprio questo
È il compromesso: abbastanza alto perché le curve isofoniche siano relativamente piatte e tu giudichi un bilanciamento che regge anche altrove; abbastanza basso da restare sotto la soglia in cui il tempo di esposizione comincia a contare (Cap. 7). Sotto i 70 dB SPL perdi bassi e acuti e li aggiungerai in eccesso; sopra i 90 succede il contrario, e il pezzo suonerà magro ovunque.
limite inferiore
~70 dB SPL: sotto, giudichi un mix che non esiste. Utile solo per una verifica finale del bilanciamento fra elementi principali — «si sente ancora il lead a volume da sottofondo?».
limite superiore
~90 dB SPL per sessioni lunghe. Puoi salire per controlli brevi — sentire il grave come lo sentirà un club — ma sono minuti, non ore.
margine di manovra
Il margine non è nel valore ma nella costanza: qualunque volume scegli, tienilo. Un volume che cambia a ogni sessione è peggio di un volume sbagliato, perché ogni giorno correggerai in una direzione diversa e il pezzo non convergerà mai.

3Le tre verifiche che bastano

Non servono dieci sistemi: ne bastano tre, scelti perché falliscono in modi diversi.

VERIFICA COSA RIVELA COSA CORREGGERE 1 TELEFONO se il pezzo esiste senza il grave armoniche: click del kick, (sotto i 500 Hz non esce nulla) saturazione del basso 2 IN MONO cancellazioni di fase, fase, larghezza, larghezza illusoria bassi in stereo 3 A VOLUME BASSO il bilanciamento fra elementi livelli relativi: principali, senza l'aiuto kick, basso, lead del grave e degli acuti Se il pezzo regge queste tre, reggerà quasi ovunque. E si fanno in tre minuti, non in tre giorni.
La verifica del club, senza il club

Non puoi provare un impianto da diecimila watt in cameretta, ma puoi simulare le sue due condizioni critiche: somma i bassi in mono sotto i 120 Hz (i club lo fanno comunque) e alza il volume per trenta secondi a un livello alto, per sentire il grave come lo sentiranno lì. Se in quei trenta secondi il grave diventa fango o il kick perde il colpo, l'hai scoperto adesso invece che davanti a cinquecento persone.

Su metà dei sistemi al mondo la tua fondamentale non esce mai. Quello che la gente sente sono le armoniche — ed è lì che si decide se il tuo pezzo esiste.

➜ Sulla tua traccia · FAI LE TRE VERIFICHE
Domande che ti stai facendo
Se il telefono non riproduce il grave, perché il kick si sente comunque?

Per due meccanismi insieme. Il click fra 2 e 6 kHz dà al cervello l'informazione temporale — sa quando è avvenuto il colpo — e le armoniche della fondamentale gli permettono di ricostruire l'altezza che non sta sentendo (fondamentale mancante, Cap. 2). Se il tuo kick è una sinusoide pura senza click, su un telefono non esiste proprio: non è questione di volume, non c'è nulla da amplificare.

Devo mixare in cuffia o sui monitor?

Sui monitor per il bilanciamento e lo spazio, in cuffia per i dettagli e la pulizia — e mai solo su uno dei due. La cuffia elimina la stanza, quindi ti dice la verità sul segnale ma mente sull'ambiente: la larghezza sembra maggiore di quanto sarà, e il grave si sente senza sentirsi col corpo, che è metà di come funziona in un club. Il compromesso pratico: decidi sui monitor, verifica in cuffia, controlla sul telefono.

Perché il mio pezzo suona bene in studio e magro in macchina?

Due cause quasi sempre insieme. La prima: l'autoradio taglia sotto i 50 Hz, quindi se il peso del tuo pezzo sta a 40 lì non arriva. La seconda: l'abitacolo è piccolo, quindi i suoi modi cadono alti — una macchina da 2 metri ha il primo modo attorno agli 86 Hz — e ci sono note che rimbombano e altre che spariscono. La cura per la prima è armoniche; per la seconda non c'è cura, e va solo saputa.

Conviene fare un master diverso per lo streaming e per il club?

Per il club sì, se puoi: bassi in mono sotto i 150 Hz, meno limitazione (i sistemi grandi hanno margine e la loro dinamica è una risorsa), picchi a −1 dBTP. Per lo streaming conta più il livello medio, perché le piattaforme normalizzano. Ma prima di fare due master, verifica che quello unico regga le tre prove: nella maggior parte dei casi basta.

A volume alto sento più bassi: significa che ne ho troppi?

No, significa che l'orecchio è cambiato. A 100 dB SPL percepisci i 50 Hz tredici decibel più forte che a 60 — è fisiologia, non il tuo mix. Ecco perché il valore assoluto conta meno della costanza: se mixi sempre allo stesso volume impari a tradurre, e sai che «così a 82 dB» significa «così in un club».

Errori comuni

I principi di questo capitolo

Da portare con te

Fra club e telefono ci sono quattro ottave di differenza sul limite inferiore.
Su metà dei sistemi la fondamentale non esce: contano le armoniche.
A 50 Hz ci sono 13 dB di differenza percepita fra 60 e 100 dB SPL.
Chi mixa piano mette troppo grave, chi mixa forte ne mette troppo poco.
Tre verifiche bastano: telefono, mono, volume basso.
La costanza del volume vale più del volume giusto.

Esercizio

Uno: ascolta il tuo pezzo sul telefono e annota cosa sparisce. Due: aggiungi armoniche finché il kick e il basso esistono anche lì, senza toccare i fader. Tre: rifai la prova in mono e a volume basso. Quattro: ascolta lo stesso pezzo a 60 e a 90 dB SPL e misura quanta differenza senti nel grave — quella è la tredicina di decibel della tabella.

È riuscito se…

…sai prevedere come suonerà il tuo pezzo su un sistema prima di provarlo, perché sai fin dove arriva e come deforma. E se, quando qualcosa sparisce, la tua prima mossa è chiederti quale banda manca invece di alzare un fader.

Spazio di creatività

C'è un modo di leggere questo capitolo che lo rende un vantaggio invece che una limitazione. Tutti i produttori affrontano gli stessi limiti — il telefono taglia a 500 Hz per tutti — quindi chi ha imparato a farci i conti ha in mano una differenza reale rispetto a chi mixa solo per la propria stanza. Ed è una differenza che si sente subito: fra due pezzi ugualmente ben fatti, quello che «esce» dalle casse piccole è quello che la gente ascolterà di nuovo, non perché sia migliore ma perché esiste anche dove l'altro non esiste. Progettare per il sistema peggiore non è un compromesso al ribasso: è l'unico modo di essere ascoltati sul serio, e paradossalmente rende il pezzo migliore anche sull'impianto grande — perché un suono costruito con armoniche solide suona pieno ovunque, mentre uno che conta solo sulla fondamentale suona pieno in un posto solo.