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Complemento 10 · Il bilanciamento spettrale

La tua curva

C'è un modo di bilanciare un mix che non passa dalle orecchie: si mette un rumore rosa come metro e si porta ogni elemento fino a quando scompare dentro di esso. In dieci minuti hai un bilanciamento che di solito è più equilibrato di quello che avresti fatto in un'ora. Ma la parte interessante viene dopo: la curva si può modificare — e una curva tua, usata su tutte le tue tracce, è insieme uno strumento tecnico e una firma. Qui c'è la matematica, il metodo, e il punto in cui la tecnica finisce e comincia il gusto.

Prerequisiti: Cap. 2 (banda critica) · Cap. 3 (decibel) · Cap. 22 (mix) · App. A (mappa delle frequenze) · App. F (protocollo del confronto).

Approfondimento: Compl. 19 — Smontare un pezzo: le sette misure e il protocollo per capire cosa fa funzionare un brano.

Approfondimento: Compl. 11 — Il movimento: perché LFO, tremolo, ruvidezza e timbro sono la stessa cosa a velocità diverse.

1Perché rosa e non bianco

Il rumore bianco ha energia costante per ogni hertz; il rosa ha energia costante per ogni ottava. Sembra una differenza tecnica: è la differenza fra un riferimento inutile e uno utilizzabile.

QUANTA ENERGIA HA OGNI OTTAVA BANDA LARGHEZZA BIANCO ROSA 31–62 Hz 31 Hz ×1 ×1 62–125 Hz 62 Hz ×2 ×1 125–250 Hz 125 Hz ×4 ×1 250–500 Hz 250 Hz ×8 ×1 500–1000 Hz 500 Hz ×16 ×1 1–2 kHz 1000 Hz ×32 ×1 2–4 kHz 2000 Hz ×64 ×1 4–8 kHz 4000 Hz ×128 ×1 8–16 kHz 8000 Hz ×256 ×1 Col rumore bianco l'ottava più alta ha 256 volte l'energia della più bassa: come riferimento per un mix è inservibile. Il rosa dà a ogni ottava lo stesso peso — che è anche il modo in cui l'orecchio organizza le frequenze (Cap. 2).
LA PENDENZA DEL ROSA: −3 dB PER OTTAVA 50 Hz +13,0 dB rispetto a 1 kHz 100 Hz +10,0 dB 200 Hz +7,0 dB 500 Hz +3,0 dB 1 kHz 0 dB ← riferimento 2 kHz −3,0 dB 5 kHz −7,0 dB 10 kHz −10,0 dB

2Il metodo, passo per passo

Bilanciare col rumore rosa

Metti un generatore di rumore rosa su una traccia, a −20 dBFS RMS circa. È un livello comodo: abbastanza alto da mascherare, abbastanza basso da lasciare margine.

Abbassa a zero tutti i fader del pezzo. Si parte dal silenzio, non da quello che avevi.

Metti in solo il rumore più un elemento. Alza il fader di quell'elemento finché smette di distinguersi dal rumore: il punto in cui si fondono, non quello in cui lo supera.

Ripeti per ogni elemento, sempre uno alla volta col rumore. Non ascoltare mai due elementi insieme in questa fase.

Togli il rumore e ascolta il risultato. Nella maggior parte dei casi è già un bilanciamento sensato — a volte migliore di quello che avresti fatto a orecchio.

Correggi i ruoli: il metodo tratta tutti gli elementi come uguali, ma non lo sono. Alza il kick e il basso di 2–4 dB, abbassa le texture di altrettanto. Da qui in poi si lavora normalmente.

Perché il metodo funziona, e fin dove
valore
rumore rosa a −20 dBFS RMS, un elemento alla volta
perché proprio questo
Portare un suono fino a «sparire nel rumore rosa» significa eguagliarne l'energia per ottava a quella del riferimento. Facendolo per tutti gli elementi ottieni un insieme in cui ciascuno ha la stessa densità spettrale relativa: la somma tende naturalmente a una distribuzione bilanciata. E soprattutto toglie di mezzo l'orecchio nella fase in cui l'orecchio sbaglia di più — quella iniziale, in cui non hai ancora un riferimento e ogni suono che alzi ti sembra il più importante.
limite inferiore
Il metodo non vede la dinamica: due suoni con la stessa energia media possono avere transienti completamente diversi. Un kick e un pad bilanciati così avranno lo stesso peso medio ma non lo stesso impatto.
limite superiore
Il metodo non vede i ruoli: tratta un charleston e un lead come elementi equivalenti, mentre in un pezzo non lo sono affatto. È un punto di partenza, non un mix — chi lo usa come verdetto ottiene mix piatti e tutti uguali.
margine di manovra
Il margine sta in dove ti fermi: usalo per i primi dieci minuti, quando serve un punto di partenza neutro, e abbandonalo appena hai una struttura. E ricorda che non vede né il mascheramento temporale (Compl. 9) né le relazioni di fase (Compl. 8): sono cose che devi mettere tu.

3La curva tua

Qui il metodo smette di essere una tecnica e diventa una scelta. Il rosa puro pende di −3 dB per ottava, ma nessun genere suona come il rumore rosa: la musica da club ha più peso in basso, il pop più aria in alto. Inclinare la curva significa costruirsi un riferimento che somiglia alla musica che vuoi fare.

INCLINAZIONI TIPICHE (pendenza del riferimento) −2,5 dB/ott pop, brillante · più aria, meno peso −3,0 dB/ott rosa puro · il riferimento neutro −3,5 dB/ott drum and bass · grave forte ma acuti presenti −4,0 dB/ott techno da club · più peso sotto i 150 Hz −4,5 dB/ott dub, deep · molto grave, acuti morbidi Fra −3 e −4 dB per ottava ci sono 8 dB di differenza fra l'estremo grave e l'estremo acuto: non è una sfumatura, è la distanza fra due modi di suonare. [CONVENZIONE — punti di partenza, non standard]
Costruirsi la propria curva dalle reference

Scegli cinque-dieci brani che rappresentano dove vuoi arrivare. Non i tuoi preferiti in assoluto: quelli che suonano come vorresti suonare tu.

Analizza lo spettro medio di ciascuno su una sezione piena — 30–60 secondi del punto più denso, non l'intro.

Media le curve. Le differenze fra brani si annullano, quello che resta è la forma comune del genere e del tuo gusto.

Confronta la media col rosa puro: la differenza è la tua inclinazione. Annotala in dB per ottava, e annota anche le due o tre gobbe caratteristiche — quasi tutti i generi ne hanno.

Usa quella curva come riferimento al posto del rosa puro. Da quel momento tutte le tue tracce condividono una distribuzione spettrale coerente, che è metà di ciò che si sente come «suono di un artista».

Perché la coerenza vale quanto la qualità

Due tracce dello stesso artista che hanno bilanciamenti spettrali diversi suonano come due artisti diversi, anche se sono entrambe fatte bene. Un DJ che le mette una dopo l'altra deve correggere l'equalizzatore in mezzo; un ascoltatore che le sente in sequenza percepisce uno scarto senza saperlo spiegare. La curva personale risolve questo — e risolve anche il problema opposto, quello di ripartire ogni volta da zero senza sapere dove si va.

4Dove finisce la tecnica e comincia il gusto

Vale la pena dirlo chiaramente, perché è il punto in cui i manuali diventano disonesti in entrambe le direzioni — o fingono che tutto sia misurabile, o si rifugiano nel «dipende».

QUESTO È TECNICA QUESTO È GUSTO non far saturare l'uscita quanto peso dare al grave tenere il grave in mono quanto spazio usare non tagliare oltre 6 dB se il pezzo deve essere secco o ampio la risalita finisce prima se il pompaggio si deve sentire del colpo dopo picco reale sotto −1 dBTP quanto denso farlo 4 cicli perché ci sia una nota se il kick deve avere una nota A sinistra: sbagliando, il file è rotto. Vale per chiunque. A destra: sbagliando, il pezzo non è tuo. Vale solo per te. Le regole della colonna di sinistra si imparano una volta. Quelle della destra si costruiscono in anni — e la curva personale è il primo modo di scriverle in un numero.

La tecnica ti dice cosa non puoi fare. Il gusto decide tutto il resto — ma un gusto che non conosce i limiti non è gusto: è casualità.

➜ Sulla tua traccia · COSTRUISCI LA TUA CURVA
Domande che ti stai facendo
Il bilanciamento col rosa non rende tutti i mix uguali?

Lo renderebbe se lo usassi come verdetto. Usato come punto di partenza no, perché tutto ciò che rende un mix personale — i ruoli, la dinamica, lo spazio, le relazioni di fase — viene dopo, e il rosa non lo tocca. Ed è proprio per evitare l'uniformità che esiste la curva personale: sposta il punto di partenza da «neutro» a «tuo».

A che volume devo mettere il rumore rosa?

Attorno a −20 dBFS RMS. Il valore esatto conta poco, purché resti lo stesso per tutti gli elementi e per tutte le sessioni: è un metro, e un metro che cambia lunghezza non serve. Tieni il volume d'ascolto a quello di sempre (80–85 dB SPL, App. F), altrimenti le curve isofoniche ti fanno bilanciare diversamente ogni volta.

Come faccio a sapere quando un suono «scompare» nel rumore?

Il punto giusto è quello in cui smetti di poterlo seguire come evento separato: lo senti presente ma non lo isoli. Se lo distingui chiaramente è troppo alto, se sparisce del tutto è troppo basso. Con i suoni percussivi è più difficile perché i transienti bucano il rumore: per quelli affidati al corpo, non all'attacco.

Serve anche in mastering?

Sì, ma in un altro modo: lì non bilanci elementi, confronti la curva del tuo master con quella media delle reference. Le differenze grosse — più di 3 dB in una banda larga — sono quasi sempre problemi reali; quelle sotto i 2 dB sono carattere, e vanno lasciate stare. È il modo più rapido per capire se il tuo pezzo suonerà «piccolo» accanto agli altri.

Le gobbe della mia curva sono difetti da correggere?

Dipende da dove sono. Una gobba fra 200 e 500 Hz è quasi sempre fango, e va tolta. Una attorno ai 60–80 Hz in un pezzo da club è la firma del genere, non un difetto. Una fra 2 e 5 kHz può essere presenza voluta o durezza da correggere: quella si giudica solo ascoltando a lungo, perché è la zona in cui l'orecchio è più sensibile e si affatica.

Errori comuni

I principi di questo capitolo

Da portare con te

Il rosa ha energia uguale per ottava, ed è per questo che serve come metro.
−3 dB per ottava è il neutro; la techno da club sta attorno a −4.
Un elemento è a posto quando smetti di poterlo seguire dentro il rumore.
Il metodo non vede dinamica, ruoli, fase e mascheramento nel tempo.
Una curva personale dà coerenza fra le tracce, che è metà del «suono di un artista».
La tecnica dice cosa non puoi fare; il gusto decide il resto — ma solo dentro quei limiti.

Esercizio

Uno: bilancia un tuo loop col rumore rosa partendo da fader a zero, e confronta col bilanciamento che avevi. Due: annota di quanti dB hai dovuto correggere ogni elemento dopo: quella lista è il tuo gusto, misurato. Tre: analizza cinque reference e ricava la tua inclinazione. Quattro: rifai il bilanciamento con la tua curva invece del rosa puro e senti la differenza.

È riuscito se…

…hai un numero che descrive il tuo gusto — l'inclinazione della tua curva — e le tue ultime tre tracce lo condividono. Da quel momento non parti più da zero a ogni pezzo, e chi ti ascolta in sequenza sente una mano sola.

Spazio di creatività

C'è qualcosa di paradossale nell'idea di misurare il proprio gusto, e vale la pena guardarlo in faccia: sembra il contrario dell'espressione. Ma è vero l'opposto. Finché il gusto resta implicito, cambia a ogni sessione a seconda dell'umore, della stanchezza, del volume a cui hai ascoltato quel giorno — e il risultato non è libertà, è incoerenza. Scriverlo in un numero non lo irrigidisce: lo rende ripetibile, e quindi criticabile, e quindi migliorabile. I produttori riconoscibili non sono quelli che decidono ogni volta da capo: sono quelli che hanno fatto poche scelte forti e le hanno tenute finché sono diventate una firma. La curva è il modo più semplice di cominciare — e il giorno in cui vorrai cambiarla, saprai esattamente di quanto.