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Complemento 19 · Smontare un pezzo

Smontare un pezzo

Ascoltare non insegna quasi niente; smontare insegna tutto. Ma smontare non significa «ascoltare con attenzione»: significa prendere sette misure, seguire un protocollo, e scrivere. Il libro ti ha dato tutti gli strumenti — mappa delle frequenze, bande critiche, leve dell'energia, curva spettrale, fattore di cresta — e questo capitolo li mette insieme in una procedura che si fa in quaranta minuti e che, ripetuta dieci volte, cambia il modo in cui produci più di qualunque tutorial.

Prerequisiti: App. F (protocollo del confronto) · App. W (ear training) · Compl. 10 (curva spettrale) · Compl. 12 (orchestrazione) · Compl. 15 (energia).

1Le sette misure

Prima di ascoltare criticamente, si misura. Sono numeri che si prendono in dieci minuti e che orientano tutto il resto: senza, si finisce a giudicare a sensazione ciò che si voleva capire.

MISURA COME PERCHÉ SERVE 1 TEMPO BPM tutto il resto si misura in % del passo 2 TONALITÀ nota e modo per confrontare i registri col tuo pezzo 3 DURATA minuti e battute dove cadono le sezioni 4 LOUDNESS LUFS integrati per confrontare a volume pari (App. F) 5 FATTORE DI CRESTA picco − medio quanta dinamica ha davvero (Cap. 24.6) 6 CURVA SPETTRALE dB per ottava l'inclinazione rispetto al rosa (Compl. 10) 7 SEZIONI battute e nomi la mappa su cui appoggiare tutto Dieci minuti, e hai un profilo numerico del pezzo. Da qui in poi non stai più ascoltando «un pezzo che ti piace»: stai guardando un oggetto con delle proprietà misurate.

2Il protocollo in tre passaggi

Come si smonta

Passaggio 1 — la struttura. Ascolta una volta intera segnando su carta dove cambia qualcosa: numero di battuta e cosa entra o esce. Non giudicare, annota. Alla fine hai la mappa delle sezioni.

Passaggio 2 — l'occupazione. Riascolta la sezione più piena e conta quanti elementi suonano insieme e quali zone occupano (Compl. 12). Poi fai lo stesso sulla sezione più vuota. La differenza fra le due è la strategia energetica del pezzo.

Passaggio 3 — i dettagli. Isola tre elementi — di solito kick, basso e l'elemento caratteristico — e per ciascuno chiediti: quanto dura, che banda occupa, che movimento ha. Usa il passa-alto per isolare le bande se l'orecchio non basta.

Scrivi tre righe di conclusione: cosa fa questo pezzo che il mio non fa. Non «suona meglio»: una cosa concreta, misurabile o descrivibile.

COSA CERCARE IN CIASCUN PASSAGGIO STRUTTURA ogni quante battute cambia qualcosa? le sezioni sono multipli di 8? la seconda costruzione è più corta? OCCUPAZIONE quanti elementi nel punto pieno? nel punto vuoto? cosa manca nel breakdown: il grave o gli acuti? DETTAGLI il kick ha una nota? la coda è corta o lunga? il basso si muove o è statico? cosa si muove nel tempo? La domanda che vale tutte le altre: QUANTE COSE SUCCEDONO in questo pezzo? Quasi sempre molte meno di quante credevi prima di contarle — ed è la lezione più utile dell'analisi.
Perché si misura prima di ascoltare
valore
sette misure in dieci minuti, prima del giudizio
perché proprio questo
L'ascolto critico è influenzabile: se un pezzo ti piace, tenderai a sentirci qualità che non ci sono, e se ti annoia il contrario. I numeri no. Sapere prima che quel pezzo ha una cresta di 7 dB e un'inclinazione di −4,2 dB per ottava ti dà un ancoraggio: quando poi lo ascolti e ti sembra «più grande del tuo», puoi verificare se è vero e in che senso. Senza le misure, l'analisi diventa una lista di impressioni — cioè esattamente ciò che avevi già prima di cominciare.
limite inferiore
Tre misure (tempo, loudness, cresta) sono già abbastanza per un confronto utile. Meglio farne tre che rimandare l'analisi perché non hai gli strumenti per farne sette.
limite superiore
Oltre le sette si scivola nell'analisi fine a sé stessa: puoi misurare all'infinito e non imparare niente, perché il valore sta nel confronto col tuo lavoro, non nella misura.
margine di manovra
Il margine è nella scelta dei pezzi: analizzare capolavori lontanissimi da te insegna poco, perché la distanza è troppa per essere colmata. Il massimo valore sta nei pezzi appena sopra il tuo livello — quelli che quasi sapresti fare, dove la differenza è una cosa sola e la puoi isolare.

3Cosa non si può estrarre

NON CERCARE… PERCHÉ i plugin usati non sono ricavabili dall'ascolto, e conoscerli non ti servirebbe comunque i valori esatti dei parametri puoi stimare gli intervalli, non i numeri: e gli intervalli bastano «il segreto» quasi mai esiste un trucco: esiste una somma di scelte coerenti l'ordine in cui è stato fatto il risultato non conserva traccia del processo Quello che PUOI estrarre è tutto ciò che riguarda il risultato: proporzioni, occupazione, energia, movimento, spazio. Ed è tutto ciò che serve, perché è il risultato che ascolterà chi sentirà il tuo pezzo — non il processo.
Quante analisi servono

Una non serve a niente: è un caso singolo. Tre dello stesso sottogenere cominciano a mostrare le ricorrenze — durate simili, curve simili, stessi punti di cambiamento. Dieci ti danno un modello che riconosci senza pensarci, ed è a quel punto che l'analisi smette di essere un esercizio e diventa orecchio. Da lì in poi ascolterai un pezzo nuovo e ne sentirai la struttura mentre suona, come un musicista sente le armonie.

Non cercare il segreto: conta le cose che succedono. Sono quasi sempre molte meno di quante credevi.

➜ Sulla tua traccia · SMONTA E CONFRONTA
Domande che ti stai facendo
Non è copiare?

Copiare è prendere il risultato; analizzare è capire il meccanismo. Se scopri che un pezzo che ammiri tiene solo sei elementi nella sezione piena e lascia vuoto il medio, non stai copiando niente: hai imparato una strategia di occupazione che puoi applicare a materiale completamente diverso. La differenza pratica: dopo aver copiato hai un pezzo, dopo aver analizzato hai un metodo.

Serve un analizzatore professionale?

No. Servono tre cose che hai già: un misuratore di loudness (integrato in quasi tutti i programmi), un analizzatore di spettro anche semplice, e un foglio di carta. Il foglio è lo strumento più importante: la maggior parte del valore dell'analisi viene dal fatto che scrivi, perché scrivere costringe a essere specifici dove l'ascolto permette di restare vaghi.

Come faccio a contare gli elementi se sono mescolati?

Con i filtri. Passa-basso a 200 Hz per contare cosa c'è nel grave, passa-banda per isolare i medi, passa-alto a 6 kHz per gli acuti. Ascoltando una banda alla volta gli elementi si separano quasi da soli. È lo stesso esercizio dell'ear training (App. W), applicato a un pezzo altrui invece che a un rumore rosa.

Perché analizzare pezzi vicini al mio livello e non i migliori?

Perché la distanza deve essere colmabile. Fra il tuo pezzo e un capolavoro ci sono cinquanta differenze, e non sai quale conta: l'analisi produce una lista scoraggiante e inutilizzabile. Fra il tuo pezzo e uno appena sopra ce n'è una o due, le isoli, e la settimana dopo le hai applicate. Il progresso funziona per salti piccoli e verificabili, non per confronti con l'irraggiungibile.

Quanto tempo ci vuole?

Quaranta minuti per un'analisi completa: dieci di misure, venti di protocollo, dieci per scrivere le conclusioni. Farne una a settimana per dieci settimane vale più di ascoltare cento pezzi distrattamente — e coincide con la durata del piano di studio, quindi si può fare in parallelo (App. U).

Errori comuni

I principi di questo capitolo

Da portare con te

Sette misure prima del giudizio: tempo, tonalità, durata, loudness, cresta, curva, sezioni.
Tre passaggi: struttura, occupazione, dettagli.
La domanda che vale tutte: quante cose succedono davvero?
Analizza pezzi appena sopra il tuo livello, non capolavori.
Scrivere è metà del valore.
Dieci analisi e il modello diventa orecchio.

Esercizio

Uno: prendi le sette misure su un pezzo che ammiri e sul tuo, e mettile affiancate. Due: fai il protocollo in tre passaggi sul primo. Tre: scrivi tre righe su cosa fa che il tuo non fa. Quattro: applica una sola cosa e verifica.

È riuscito se…

…dopo l'analisi hai una frase concreta invece di una sensazione: non «suona più professionale» ma «tiene sei elementi dove io ne tengo dodici», oppure «il suo grave arriva a 42 Hz, il mio si ferma a 55». Quella frase è azionabile domani; la sensazione no.

Spazio di creatività

C'è un effetto collaterale dell'analisi che nessuno racconta: dopo dieci pezzi smontati, smetti di essere intimidito. I dischi che ti sembravano inarrivabili si rivelano fatti di sei o sette scelte, ciascuna delle quali sai eseguire. Non diventano peggiori — diventano possibili, e la differenza fra le due cose è tutta la distanza fra chi ascolta e chi produce. È anche il momento in cui l'analisi comincia a rivoltarsi contro sé stessa: capito il modello, la cosa più interessante diventa dove il modello non arriva. I pezzi che smontando ti risultano incomprensibili — quelli in cui i conti non tornano, dove succede qualcosa che le sette misure non spiegano — sono i più preziosi che hai. Tienili da parte: sono la tua lista di cose ancora da capire, ed è lì che di solito abita la parte che nessuno ha ancora spiegato a nessuno.